DALLA PARTE DEL POLIZIOTTO O DALLA PARTE DEL MANIFESTANTE ?? .. Con chi si deve stare ??

questo è un lavoratore come voiSe si continua di questo passo va a finire che in un corteo ci saranno i manifestanti che arresteranno i poliziotti.

Alla fine di ogni manifestazione, invece di parlare dei perché si è arrivati alla protesta ci stiamo abituando ad una serie di processi mediatici che non servono a far emergere i problemi dei vari settori interessati ma, e questo forse è l’obiettivo di chi manipola l’informazione, si cercano episodi che nulla centrano con l’origine della protesta, al fine di far passare in secondo piano quello che è il reale problema da discutere.

Niente di più facile quindi che puntare gli obiettivi di telecamere e macchine fotografiche sui teppisti che distruggono ogni cosa e delle forze dell’ordine che cercano di impedire che questo avvenga.

Il discorso potrebbe essere lungo e noi vorremmo iniziarlo cercando di comprendere se quel ragazzo a Genova con quell’estintore, voleva spaccare la testa del carabiniere o solo spegnere la fiamma sul suo cappello.

Non prendiamoci per il culo dai, quel ragazzo voleva fare male e stava attaccando sicuramente una brava persona che aveva deciso di servire lo Stato arruolandosi nelle Forze dell’Ordine.

Ogni manifestazione che si rispetti viene organizzata con lo scopo di portare in piazza il problema, il disagio di qualcuno e di qualcosa, ogni manifestazione che si rispetti viene autorizzata e nel farlo si stabilisce il percorso della stessa, fissando zone verdi e zone rosse, le prime dove si può accedere e le seconde dove no e compito delle Forze dell’ordine è di mantenere la protesta all’interno delle prime.

Ne abbiamo visti a migliaia di cortei, partiti ed arrivati secondo programma e sia che alla partenza che all’arrivo si vedevano persone che discutevano dei vari problemi causa di quel manifestare, per qualcuno giustamente per altri no ognuno ha le sue idee, una sola cosa non deve cambiare, LA LIBERTA’ DI PROTESTARE, perché un paese che si definisce democratico questo non lo deve mai impedire.

Però NESSUNO SI DEVE PRENDERE IL DIRITTO DI METTERE A FUOCO E FIAMME UNA CITTA’ PER FAR SENTIRE LA SUA PROTESTA.

Il paese è in crisi, le persone sono cariche di problemi molto pesanti che riguardano la loro vita, il loro futuro ed è sacrosanto che si facciano sentire, è sacrosanto che ne discutano, che cerchino soluzioni e che le propongano, è sacrosanto che contestino una classe politica dirigente che ha portato allo sfascio il paese (speriamo poi che non tornino a votarla questa classe politica o peggio ancora che non vadano a votare quando c’è da decidere chi ci governerà), ma è INACCETTABILE che per farlo si aggredisca una città, dei negozi privati, delle automobili di operai, dei muri o degli arredi urbani, ma più di tutto che si forzi su quei cordoni preposti all’ordine pubblico.

Quando vengono oltrepassate alcune regole beh, allora noi stiamo DALLA PARTE DEI POLIZIOTTI, senza nessuna esitazione.

Quando una manifestazione si trasforma in guerriglia urbana con giovani delinquenti perché solo così si possono definire, che, sicuri dell’impunità distruggono ogni cosa che incontrano sul loro cammino e mettono in pericolo la sicurezza di altri cittadini (perché non dobbiamo dimenticarci che in una città esiste anche chi in quei momenti non protesta, chi lavora oppure semplicemente passeggia ed a loro nessuno deve impedire di poterlo fare), allora NOI SIAMO DALLA PARTE DEI POLIZIOTTI ai quali viene ordinato di reprimere queste forme di violenza.

È troppo facile dire mettere i fiori nei vostri cannoni e poi tirare sassi, biglie, bottiglie incendiarie e ultimamente anche bottiglie con liquidi corrosivi ed infiammabili.

Se dalla protesta civile si passa alla guerriglia allora ci si deve aspettare una reazione di pari portata, una reazione dura da parte delle Forze dell’Ordine, che sicuramente non giustifica il comportamento di pochi poliziotti che abusano nella situazione del loro ruolo, se qualcuno sbaglia pagherà, ma da qui a far passare tutto l’apparato delle Forze dell’Ordine per una banda di criminali come è stato ultimamente fatto ce ne passa parecchio.

Per quanto sopra condividiamo in pieno l’iniziativa de Il Giornale sulla sottoscrizione aperta da Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti relativa alla raccolta fondi per la tutela legale e le cure ospedaliere dei poliziotti coinvolti negli incidenti di Roma nello scorso 14 novembre.

Il nostro paese ha bisogno di un cambiamento radicale di tutto l’apparato dello Stato, ha bisogno di ritornare il bel paese che era e che merita di essere, ha bisogno di riprendersi la tranquillità che serve per ricrescere e non la otterrà sicuramente dichiarando guerra alle Forze dell’Ordine o distruggendo quello che per altri è stato un sacrificio di una vita.

Sono tante, troppe le cose che non vanno e che debbono essere sistemate,  il popolo ha il compito di farsi sentire e di pretendere che ciò avvenga, ha il dovere di trasmettere il malcontento alla politica che si è dimenticata di loro, ed ha il dovere di rimuoverla quella politica, ma non servono sassi, molotov, biglie e bastoni, non serve uno scontro fisico con degli agenti in divisa perché anche loro sono sottopagati per il loro lavoro e quindi arrabbiati quanto noi.

Quello che serve è la volontà vera di cambiamento.

Noi disponiamo di un arma che è più forte di un atomica ed è la penna con la quale esprimiamo il nostro voto, se davvero vogliamo cambiare questo sistema, questa classe politica che non pensa più a noi basta una croce, non servono sassi o bastoni, il cambiamento può essere talmente silenzioso e rapido che neppure ce lo immaginiamo, cominciamo con il togliere il voto a quei politici che da troppo pensano solo a loro stessi, cominciamo a far valere qualcosa a quel voto che da tanto non esprimiamo più, iniziamo a dar fiducia al nuovo che si propone e non aspettiamo trent’anni a toglierla questa fiducia se si dimostra immeritata.

Provate a pensarci, valgono di più una via di vetrine rotte o la totale mancanza di voti a certi partiti? Pensateci, di elezioni ne avremo parecchie prima di morire, di vecchiaia o di fame.



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