Vergogna! In Italia vengono lasciati liberi assassini, spacciatori, politici che rubano e arrestano il libero pensiero. Vergogna!

di Lavoro Giustizia Libertà 30.09.2012

Quando una persona è libera?  Quando un paese è democratico?

Una persona è libera quando può scegliere di fare e dire ciò che vuole, su qualunque cosa, senza danneggiare la libertà altrui.

Un paese è veramente democratico quando permette ai suoi cittadini di vivere liberamente, nel rispetto degli altri regolamentando la vita sociale con leggi giuste, che non limitino o intimidiscano i singoli individui.

In questo senso si capiscono benissimo le reazioni che hanno seguito il caso Sallusti e il rischio che corre il direttore de Il Giornale di venire arrestato per non aver controllato un articolo, firmato con uno pseudonimo, comparso sul suo giornale.

Che un giornalista, direttore di un quotidiano, debba finire in prigione per un reato di opinione, è senz’altro motivo di inquietudine.

Lo è per chi considera l’informazione e la libertà di stampa conquiste fondamentali per la democrazia, da difendere senza mezzi termini.

Qualsiasi limitazione contraddirebbe con il principio fondamentale che la stampa e l’informazione svolgono per la crescita civile e culturale dei cittadini.

Che nel 2012 chi per professione o per libera scelta, fa o creca di fare informazione, debba operare con il pensiero che per reato di opinione possa finire in carcere, allora quell’individuo vive in un paese privo di vera democrazia.

La mostruosità della condanna a Sallusti è aggravata dal fatto che viene punito non per aver scritto ma per la responsabilità oggettiva dell’omesso controllo su un testo e le opinioni scritte da un altro collega.

Si evidenziano cosi gli effetti di una doppia intimidazione, che in entrambi spinge verso illiberali forme di censura: del direttore verso i giornalisti della testata che dirige sui quali dovrebbe imporre di tacere su determinati fatti e impedire commenti frutto della libertà di pensiero e di opinione a rischio di querela.

Un messaggio autoritario contro l’autonomia professionale, un avviso ad adeguarsi al silenzio a molti giornalisti impegnati a riportare fatti di pubblico interesse e alimentare dibattito pubblico con le proprie idee.

Sallusti non andrà in carcere, noi lo impediremo perchè ha tutta la nostra solidarietà, non andrà in carcere perché un giornalista o anche un qualunque cittadino non possono finire in galera per aver espresso un pensiero.

Se dovesse invece andare in carcere, beh, allora viviamo in un paese che lascia liberi assassini, spacciatori, truffatori e politici che rubano, viviamo in un paese dove si può essere liberi per ogni reato,  ma non per quello di aver espresso il proprio pensiero.

È una vergogna che l’Italia oggi mostra a tutto il mondo democratico, un mondo democratico che rifiuta il bavaglio al libero pensiero.

Ma proviamo a pensare se quell’articolo lo avessi scritto io, su questo blog, chi avrebbe salvato me dal carcere?

Proprio nessuno credo, la cosa passerebbe nel silenzio più assoluto perché sono una persona qualunque, e questo, non è garantire la libertà di espressione a tutti i cittadini.

In questo periodo si fanno tanti decreti e leggi a tamburo battente per materie nient’affatto essenziali, ma su materie come queste, sulla depenalizzazione della diffamazione e la cancellazione dei reati di opinione, nessun governo ha mai fatto nulla.

Servono norme più liberali e di una giustizia giusta.

Se le norme non cambiano, ci sarà sempre un’inaccettabile discrezionalità dei tribunali ad infliggere la pena detentiva per i reati d’opinione.

E, dall’altra parte, presunte o vere parti lese, potrebbero dar vita a un sistema insano per censure preventive o preventivi risarcimenti.

La minaccia di portare il libero giornalista davanti a un tribunale che, con le norme vigenti, potrebbe finire in galera sarebbe una forma di ricatto, non tollerabile in un paese civile.

C’è chi si lamenta per casi di informazione non corretta o dolosamente diffamatoria.

Con la stessa legge che cancelli i reati d’opinione, si stabilisca in modo chiaro che i giornali debbono dare conto di errori o abbagli non appena vengono alla luce ovvero documentati, anche se con atti certi da parti interessate.

La materia sia comunque sottratta ai tribunali penali e affidata a un Giurì indipendente per la lealtà e la correttezza dell’informazione.

Non condividere le idee di Sallusti è legittimo, contrastarle con altre è esercizio intellettuale e democratico corretto, impedirne la circolazione o considerarle motivo di privazione della libertà personale mostruosità sconvolgente contro cui è giusto ribellarsi e chi ne ha la responsabilità deve rispondere facendo subito leggi giuste che servono per la libera convivenza e per non aggiungere un deficit ulteriore di democrazia ai tanti deficit di cui soffre il nostro Paese.



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